La Luce Interiore

Giovanni riporta questo episodio nel suo Vangelo non solo per dovere di cronaca, ma anche perché desidera far capire in profondità il gesto di Gesù che è sì un vero atto di carità e di attenzione a quell’uomo sfortunato, ma diventa anche un “segno”: quell’uomo infatti non solo acquista la vista fisica, ma anche la fede. Il brano termina con un grande atto di fede: “Io credo, Signore!”.
Ogni domenica anche ciascuno di noi è invitato a professare la propria fede dicendo: “Credo in Dio Padre onnipotente…” e forse ci siamo talmente abituati che lo diciamo senza pensarci troppo.
In realtà dicendo “io credo” affermo che la mia vita è “condizio-nata” dalla presenza di un Essere a me superiore che chiamo Dio e che dà un senso particolare a tutta la mia vita.
Questo è come una luce interiore che ci permette di impostare la vita, di vedere le cose e gli avvenimenti come li vede e li considera Dio stesso.
Usando una immagine è come se guardo una piazza stando al centro o se la osservo dall’alto del campanile: la prospettiva è diversa e colgo tante cose che dal basso non vedo o non capisco.
E’ il dono della fede, di cui dobbiamo ringraziare anzitutto i nostri genitori che ce lo hanno consegnato con il Battesimo e grazie al Signore, perché, è come un sole che illumina tutti e tutto.
A noi spetta solo di spalancare le finestre perché la sua luce penetri nella nostra vita.
Ultimo aggiornamento (Venerdì 16 Marzo 2012 12:38)